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Referendum, l’analisi dell’avvocato Sergio Iacona: “Ha vinto il NO, Italia sempre più difficile da riformare”

Redazione

Referendum, l’analisi dell’avvocato Sergio Iacona: “Ha vinto il NO, Italia sempre più difficile da riformare”

Mar, 24/03/2026 - 14:24

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A distanza di 24 ore dall’esito del referendum, l’avvocato Sergio Iacona affida a una lunga riflessione la sua lettura politica e istituzionale del voto che ha visto prevalere il NO. Un’analisi critica, a tratti severa, che tocca il clima della campagna referendaria, il ruolo dei media e delle forze politiche, fino ad arrivare a una più ampia considerazione sul futuro delle riforme nel Paese e sugli equilibri tra politica e magistratura.

Il NO ha vinto e l’Italia si conferma un paese non riformabile. Sono fiero di avere correttamente sostenuto le ragioni del SI nelle quali continuo a credere. Il risultato della consultazione popolare merita alcune riflessioni.
È evidente come le valutazioni politiche di parte hanno prevalso sulla obiettiva disamina del contenuto della riforma. Il desiderio di approfittare dell’occasione per tentare di dare una spallata al governo Meloni ha indotto gran parte della sinistra a rinnegare le sue radici garantiste e le sue stesse precedenti proposte. Reputo molto grave che si siano propagandate coscientemente delle gravissime bugie allo scopo di terrorizzare l’elettorato messo di fronte ad un inesistente pericolo di una deriva autoritaria. Durante i leali confronti a cui ho partecipato nessun magistrato ha potuto negare che la riforma non prevedeva in alcun modo la sottoposizione della Magistratura al potere esecutivo. Il dibattito è stato falsato dalle bugie diffuse ad arte e veicolate da attori, cantanti e comici. È stato cavalcato il mito della presunta intangibilità della Costituzione in barba alle stesse disposizioni della stessa che prevede la possibilità di modifiche, peraltro già numerose volte apportate. Anche i dibattiti televisivi, con buona pace di coloro che denunciano l’inesistente predominio di una fantomatica “Telemeloni”, sono stati quasi tutti organizzati per mettere in minoranza i sostenitori della riforma. Una serie di fattori, a mio parere, hanno contribuito alla bocciatura della stessa.

Tra questi le preoccupazioni delle persone per le guerre in corso e l’erronea attribuzione al nostro governo di una presunta complicità con il presidente Trump. Notevoli poi sono state le colpe interne al centrodestra. Reputo Giorgia Meloni una grande politica e apprezzo infinitamente il percorso compiuto fino ad oggi. Penso però che sia circondata da una classe dirigente in gran parte inadeguata. Clamoroso il risultato delle regioni meridionali governate dal centrodestra che hanno visto una percentuale di votanti molto bassa con una netta prevalenza del NO. Ciò dice del disinteresse e del mancato impegno di una politica tesa soltanto a progettare spartizioni e lottizzazioni clientelari e insensibile alle ragioni ideali. In tali atteggiamenti pesano da un lato un evidente deficit di senso civico di noi meridionali, dall’altro lato una palese deriva etica della politica del centrodestra siciliano.
Io penso che sia stata perduta una preziosa occasione per compiere un passo avanti, in termini di civiltà, che avrebbe allineato l’ Italia alle democrazie più mature ed evolute. Soprattutto temo si sia bloccata una nascente stagione di riforme che potrebbero modernizzare il Paese rendendolo più moderno e governabile. Dopo il tentativo del governo Renzi fallisce anche questo a causa del prevalere delle forze che preferiscono un paese mummificato che non fa più figli e dal quale i giovani fuggono.
La campagna referendaria ci lascia una pesante eredità destinata a pesare sul futuro. Al netto dei tanti giudici che costituiscono una preziosa riderva della Repubblica e che lavorano alacremente e correttamente, devo dire che una Magistratura che scende in campo e si mette alla guida della politica costituisce una deriva gravissima e uno spettacolo preoccupante. Molti magistrati, quelli militanti, sono entrati a gamba tesa nel dibattito, minacciando rese dei conti e tirate di reti, sono andati nelle scuole e nelle chiese e spesso hanno trasformato i tribunali in luoghi di propaganda politica. Lo spettacolo di giudici che cantano Bella Ciao e saltano allegramente al grido di “chi non salta Meloni è” risulta davvero difficile da digerire. Da oggi in poi l’Italia sará sempre più una Repubblica giudiziaria e da cittadino non penso che sia una buona notizia.
Non rinnego nulla di quanto fatto in buona fede e mi ripropongo di continuare onestamente a battermi per le idee in cui credo.

Sergio Iacona

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